Il MoVimento è ancora romantico

L’altra notte non riuscivo ad addormentarmi, con ancora negli occhi lo sguardo umido dei pochi superstiti che dalla nostra costa erano rivolti al mare a concedere l’estremo saluto loro impedito alle salme dei propri cari resi invisibili. Poi, però, penso che il sonno abbia preso il sopravvento – complice la vista di mia moglie accanto a me, confortevolmente sonnecchiante – e di essermici affidato, a tarda notte, come sempre del resto.

E la coscienza ha cominciato a vagare nuovamente e io mi sono ritrovato a viaggiare tra le onde spumeggianti del Bel Paese che mi ha cresciuto, Giardino d’Europa del tempo che fu e il cui odore mi sforzo ancora oggi di trasmettere, invano, ai miei figli già disillusi.
Poi mi sono svegliato – almeno credo – e ancora intontito sono tornato alle ultime immagini impresse nella mia coscienza e ne sono rimasto sgomento. Intanto, dopo il primo caffè della giornata che ho cercato di assaporare ho ascoltato incredulo del gesto “illuminato” di un pensionato – più povero di alcuni ma meno di altri – che raccontava, anch’egli incredulo, di aver trovato nell’animo la spinta a restituire i 7 mila euro contenuti in un portafoglio che due giorni prima aveva trovato in un parcheggio d’auto del milanese…

Poi, però, mentre non avevo ancora finito di sorseggiare il mio caffè, mi sono sentito aggredito da altre voci dell’aere, altri suoni: la Cassazione, dopo oltre 30 anni aveva manifestato lo stato di collasso della giustizia e lo scacco matto in cui oggi il Bel Paese d’un tempo si trova, nelle mani dei politici. Così è stato annullato il processo civile intentato dai proprietari di Itavia a latere della tragedia di Ustica, con l’annuncio impavido corum populo che, effettivamente, si è rintracciata «una significativa attività di depistaggio attorno al disastro aereo del 27 giugno 1980…» che potrebbe comportare il coinvolgimento diretto dei nostri Ministeri della Difesa e dei Trasporti nel fallimento della Compagnia aerea privata che fu screditata agli occhi del mercato, ingiustamente accusata dallo Stato di inaffidabilità per il “verificato” cedimento strutturale del velivolo oggetto di quella tragedia. In effetti, rifletto ancora, è stato da poco appurato che fu un missile terra-aria ad abbattere nel Bel Paese d’un tempo l’aereo civile, in tempo di pace. Stranezza.

Mi ritrovo di colpo seduto sulla seggiola davanti a me e rimugino : il Parlamento del mio Bel Paese d’un tempo, a distanza di mesi dalla condanna definitiva della Cassazione di Silvio Berlusconi, sordo agli allarmi dei senza-lavoro e dei senza-soldi, ancora è lì che s’interroga se vada o meno estromesso dalla vita del Paese, se possa o meno ritenersi decaduto dal vitale ruolo di parlamentare. E volgo lo sguardo a mia figlia, mentre tranquilla sorseggia la sua colazione, e mi rimetto in ascolto: la Suprema Corte ha cancellato per la terza volta consecutiva quest’anno un’accusa di associazione mafiosa
in Lombardia, regione del Bel Paese d’un tempo . Non potendo leggere le carte processuali mi astengo dal merito della questione e mi rialzo dispiaciuto. Subito, però, mi torna alla memoria la storia dei più importanti processi del Bel Paese d’un tempo, una su
tutte la tragedia di Enzo Tortora. E mi ritrovo improvvisamente a ripercorrere i passi affrettati a rincorrere con gli amici di Leonardo in carrozzella il Sindaco di Segrate che aveva negato loro la dignità dell’ascolto, preferendo il sorso del caffè e la visita al convegno degli stars child. Ecco un’altra situazione kafkiana: dare spazio a grandi temi di cultura e scienza, incuranti dei valori esistenziali e di “vita indipendente” di chi, fragile più di noi, ci è accanto e ci chiede soltanto di poter essere supportato per partecipare anch’egli, con la giusta dignità a questa vita.

Sono già in auto, pronto per accompagnare la bimba a scuola e andare al lavoro – io ce l’ho ancora – e mentre rifletto sulle nuove strategie di salvataggio d’impresa da suggerire dell’incontro di oggi al cliente che per non licenziare altri dipendenti sembra ormai convinto a cedere il passo ad altri e lasciare il Bel Paese d’un tempo, ricordo che proprio ieri ho letto un articolo online con dati allarmanti: nei primi tre mesi del 2013 in Italia hanno chiuso e portato i libri in Tribunale oltre 3.600 imprese, toccando il punto estremo della crisi dal 2009. «Un trend di aumento costante – leggevo – che fa segnare un drammatico
+65% in soli 4 anni». Sono di nuovo atterrito se penso che la regione più colpita dai fallimenti è proprio la “mia” Lombardia.

E da giurista quale sono, che ancora crede nella Giustizia del Bel Paese, torno alle domande della mia coscienza che chiede come tutto ciò possa essere accaduto e accadere; ma, soprattutto, cosa posso fare io – meglio tutti noi -, in concreto per cambiare questo ordine di cose e ridare alla nostra vita le giuste priorità.

Allora torno alla serata appena trascorsa in compagnia degli amici del MoVimento 5 Stelle di Segrate e ritrovo il segno del mio riscatto nella vedere quei semplici Cittadini “attivi” che nel loro piccolo, con amore e cura, sono piegati sulla schiena ad allestire cartelloni di cartone con fotografie ritraenti l’attuale obbrobriosa situazione di degrado della Città che vogliono comunicare alla intera Cittadinanza del Bel Paese d’un tempo quale “punto di non ritorno”: l’intolleranza del disagio, la ri-nascita, la riscoperta della dignità e di tutti i valori umani che i nostri nonni ci hanno faticosamente tramandato, nel lavoro e nella vita.

E chissà che non ritorni davvero quel Bel Paese, quel Giardino d’Europa.

Alberto Senigaglia

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