Non lasciano l’erba

Segrate

Contemplavano emozionati il loro orticello: seminavano, innaffiavano e e lo coccolavano in ogni modo. E ogni tanto tagliavano le male erbe, perché non vi attecchissero.

Avevano iniziato a raccogliere i frutti dei quali potevano alimentarsi e nutrire i propri figli.

Evolvendosi avevano anche cominciato a interagire con i vicini, per confrontarne i campi e scambiarsene giudizi di valore e di ammirazione; ma soprattutto, davano e ricevevano pareri di miglioria per arricchirsi vicendevolmente.

I Cittadini erano soddisfatti del raccolto con il quale erano divenuti autosufficienti e dal quale potevano ricavare qualcosa in più da donare a chi autosufficiente ancora non era.

L’orgoglio di questo appagamento, però, portava con sé il germe della distrazione: pian piano si dimenticavano i compiti che si erano assegnati…

E così un giorno decisero di delegare ad altri la cura e la gestione del Territorio: i campi, i giardini, gli orti… insomma, tutto ciò di cui fino ad allora si erano nutriti e di cui avevano abbondanza. Abbandonarono perciò il Territorio e s’incamminarono verso altri orizzonti, disinteressandosene.

Fino a quando, una notte, capitò che in loro assenza i delegati invasero i loro terreni, distruggendo i fiori e derubandone i frutti (che poi avrebbero rivenduto loro a caro prezzo, di fatto espropriandoli), e lì abbatterono le piante sane per impiantarvi quelle malate, e innaffiarono gli orti e i campi con acque putride e inquinate per impedirne la naturale crescita ed evitare quindi che donassero nuovi frutti.

Al loro rientro i Cittadini videro che il loro Territorio si era ormai consumato e assistettero attoniti all’inaridirsi dei campi, al rinsecchirsi delle piante e al marcire dei fiori… Improvvisamente ai colori si sostituì il buio e al profumo la puzza: impronta indelebile dell’homo in-sapiens, egoista e distruttore.

Allora i Cittadini compresero l’errore: avere delegato per troppo tempo la coltura del Territorio a chi non aveva le capacità di gestirlo né aveva l’animo per conservarlo nell’interesse comune, preso com’era dalla brama di utilizzarlo per trarne un profitto per sé e i propri amici… per lasciarlo poi a se stesso, deturpato e incolto, alla stregua di una scatola vuota e inutile.

Questi siamo noi oggi, questo il viaggio da cui torniamo: semplici cittadini risvegliati che si vedono defraudati dai propri eletti dei principi e delle emozioni coltivate per anni insieme ai loro beni a al loro Territorio, nell’interesse di tutti.

Questi noi oggi, che vediamo dispersi dai delegati in poco tempo i nostri faticosi raccolti: le tradizioni culturali, la dignità umana

E mentre assistiamo inerti al consumarsi progressivo del Territorio, ci tornano alla mente le parole della canzone di Celentano, che negli Anni Sessanta già presagiva “non lasciano l’erba”.

Allora ci accorgiamo che la cementificazione di Segrate, a dispetto degli interessi di noi Cittadini, appare inarrestabile e vediamo i nostri “delegati” che la usano soltanto per le coperture di Bilancio.

Oggi vediamo con nuovi occhi che i nostri delegati ci hanno così amministrato per anni perché noi glielo abbiamo permesso: le nostre risorse destinate a progetti residenziali e imprenditoriali inutili e costosi, il cui impatto devastante ha ormai inquinato il nostro ambiente (si pensi alla realizzazione di edifici di 8 piani in area “verde” o di un bar al centro di un parco….) dai quali non trarremo più naturali frutti comuni.

Modalità operative disumane ed egoistiche che hanno costretto i delegati a rifiutare progetti socialmente utili, quali quelli di Vita indipendente di chi – disabile grave e gravissimo – non solo non può contribuire, come vorrebbe, ad arricchire con la propria opera i Cittadini e il loro Territorio, ma che neppure è più grado autonomamente di esistere (di vestirsi, lavarsi, nutrirsi…).

Quei “delegati” ci hanno sottratto i nostri frutti, violando persino i diritti vitali di soggetti disagiati, privi di quella tutela assicurata in tutta l’Europa (art. 1 Carta dei Diritti Fondamentali dell’Unione Europea, 18.12.2000/C/364/01 richiamati dal Trattato di Lisbona cui l’Italia aderisce dal 2008, in cui è sancito senza mezzi termini il “diritto alla dignità umana” e “alla vita” sulla scorta del principio emergente dalla Dichiarazione universale dei diritti dell’uomo, che già nel 2008 ha compiuto 60 anni !!: “Tutti gli esseri umani nascono liberi ed eguali in dignità e diritti. Essi sono dotati di ragione, di coscienza e devono agire gli uni verso gli altri in spirito di fratellanza”).

Tale condotta si sposa perfettamente con il finto spirito etico che il Sindaco e la Giunta di Segrate mostrano alla cittadinanza, accomunando inutili e costose opere edilizie e progetti di riqualificazione cittadina di dubbio valore artistico e/o culturale (gli ultimi in linea cronologica, il bar nel Centro del Parco, la biblioteca super arredata e impreziosita, l’invito a congressisti per illustrare gli stars child o i “figli delle stelle”, etc.).

Ci basti invece di restare attaccati al Pianeta Terra e di girare per il nostro Territorio cittadino per constatare – dopo il risveglio – la realtà di aree lasciate a se stesse, incolte, prive di cura e di servizi essenziali (le strutture scolastiche fatiscenti, l’illuminazione e le infrastrutture viabili carenti, i trasporti inefficienti e persino le lapidi cimiteriali lasciate danneggiate, etc..), ostacolando l’operare delle future classi dirigenti, alle quali, anzi, si negano servizi di comunicazione adeguati (free-wi fii areas inesistenti, stazione ferroviaria carente di biglietteria e sala d’attesa, etc), quasi a volerle condannare all’isolamento e alla insicurezza dei loro destini.

Ebbene, non vogliamo che prima di noi si ribelli il nostro Territorio, che non tollera più il consumo di ossigeno e area verde (a cosa finirà per servire la pista ciclabile???) o i “verticalismi” dei palazzi o l’angustia degli spazi lasciati da supermarket o da nuove tangenziali o strade ad alto scorrimento.

Né vogliamo che i nostri ragazzi, ancora studenti (o disoccupati), privi di spazi di vera aggregazione, sociale e culturale, diventino preda dei video poker lasciati a disposizione nei bar segratesi, su cui – nonostante quei proclami di eticità – né il Sindaco né la Giunta sono ancora intervenuti.

È arrivata l’ora di svegliarsi e riappropriarsi delle risorse lasciate per troppo tempo e inutilmente ai delegati. È l’ora di rincamminarsi verso il futuro, forti dell’esperienza di chi per noi ha dovuto sopportare la fame e la guerra. Non più un passo avanti e due o tre indietro (finto progresso), ma mandare a casa i delegati per tornare Noi semplici Cittadini a coltivare l’ orticello con rinnovato amore.

Il nostro e quello del vicino.

 Alberto Senigaglia

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